OpenMantra ROI Blog


Vogliamo dedicare questo primo post dell’anno gruppi d’acquisto online che hanno avuto un enorme successo nel 2010.

I gruppi di acquisto online permettono di acquistare dei buoni scontati a prezzi ridotti. I principali player di riferimento sono Groupon City Deal, Groupalia, Kgb Deals, Poinx e Lets Bonus. Il funzionamento di questi siti è molto semplice. Una volta iscritti gli utenti ricevono via email una o più offerte che vengono pubblicate sul sito,  dove possono acquistare i buoni d’acquisto scontati. Le offerte hanno una finestra temporale ristretta e vengono attivate solo con il raggiungimento di un numero minimo di acquirenti. Per usufruire del servizio gli utenti devono stampare il proprio coupon e recarsi dall’esercente (centro benessere, ristorante, palestra…)
Ci guadagnano tutti? Ovviamente per gli utenti c’è un guadagno notevole visto che gli sconti che riescono a ottenere sono mediamente del 60% sul prezzo di listino. Anche i gestori dei gruppi di acquisto ci guadagnano bene con le provvigioni che applicano agli esercenti. Per gli esercenti si tratta di attività promozionale che dovrebbe portare nuova clientela fidelizzata. I servizi vengono scontati nella prospettiva di attirare  un buon numero di potenziali nuovi clienti.

Sulla carta il prodotto risulta molto attraente per gli esercenti locali, visto anche il grande numero di utenti fidelizzati che siti come Groupon City Deal, Groupalia o Kgb Deals hanno. Inoltre, rispetto alla pubblicità tradizionale dove gli esercenti pagano in anticipo,  la provvigione ai gruppi di acquisto viene pagata solo per i coupon effettivamente erogati.
Se i gruppi di acquisto online hanno sicuramente allargato il giro d’affari di molte imprese, ad altre hanno portato in gran parte cacciatori di sconti, clienti “mordi e fuggi” che hanno pochissime probabilità di essere fidelizzati. Spesso poi gli esercenti hanno sottostimato l’impatto sulla loro organizzazione della nuova ondata di clienti generata da ribassi anche dell’80% sul prezzo di listino, con l’effetto di peggiorare il servizio.

Questo insegna che prima di avventurarsi in una campagna coi gruppi di acquisto online gli esercenti dovrebbero valutare i rischi dell’operazione e il ROI conseguibile. Per sfruttare davvero a fondo questi strumenti sarebbe opportuno dotarsi di un sistema di CRM (anche molto semplice) per tracciare quanti coupon vengono riscattati, quanti di questi clienti acquistano servizi aggiuntivi durante la prima visita, quanti clienti ritornano (e il loro lifetime value), quanti sono i clienti esistenti che utilizzano un coupon.

Il problema risiede nel fatto che la maggior parte dei piccoli e medi esercizi non posseggono un sistema di CRM e pertanto non riescono a misurare l’effettivo valore generato dalla campagna. Molti esercenti locali vanno “a naso” e se l’impatto dei clienti apparentemente non è stato negativo sul fatturato riterranno soddisfacente l’esperienza fatta con i gruppi di acquisto online. Tutto questo senza però riuscire a determinare il ROI generato, l’impatto sul cash flow e sulle risorse umane.

In conclusione possiamo quindi affermare che siti quali Groupon, Kgb Deals e simili aprono sicuramente nuove prospettive di business, anche se  le piccole imprese che maggiormente li utilizzano solitamente non sono attrezzate per sfruttarne appieno le potenzialità nè sono in grado di prevedere possibili effetti negativi sull’organizzazione aziendale.

Buon inizio 2011

1 gennaio 2011

Un sentito augurio di Buon 2011 da parte di tutto il team di OpenMantra!

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Ci capita sempre più spesso che clienti ci chiedano di realizzare applicazioni per iPhone o Android spinti dall’euforia delle nuove release della Mela morsicata o dell’Open Handset Alliance.

Sono state sviluppate delle ottime applicazioni che stanno avendo un grosso successo tra il pubblico, ma non dobbiamo dimenticare che possiamo approcciare gli utenti mobile offrendo loro un sito web ottimizzato per il loro smartphone.  Anzi possiamo così raggiungere il vasto pubblico degli utenti di mobile internet  senza dover investire nella creazione di applicazioni per le diverse piattaforme (iPhone, Android, RIM/Blackberry, webOS, Symbian, ecc… ).

Mentre nel 2007/8 la maggioranza degli utenti mobile accedeva a internet tramite un iPhone, lo scenario oggi è cambiato ed è molto più variegato. Pertanto limitarsi a offrire un applicazione per iPhone preclude l’interazione con la maggioranza degli utenti di internet in mobilità.  Le applicazioni devono essere installate, ma ancor prima devono essere rese disponibili nei vari store con processi di approvazione e policy differenti. Devono essere poi promosse e rese ricercabili. E’ molto difficile avere un’applicazione presente nei primi risultati in ogni store (ormai ce ne sono oltre 50). E’ molto più facile farsi trovare se si ha un sito ottimizzato per il mobile sui motori di ricerca o attraverso programmi di advertising dedicati che permettono di attrarre e convertire visitatori che magari non conoscono il vostro brand ma che ricercano un determinato prodotto o servizio.

Un altro aspetto importante da non sottovalutare è la forza della condivisione dei link. Posso inviare il link a una pagina specifica di prodotto del mio sito web, altrettanto non posso fare se sto visitando la stessa scheda su un’applicazione. La forza del web sta nel poter linkare da una pagina all’altra e poter condividere link via email, chat, social network. Questa possibilità è limitata con le applicazioni, infatti quasi sempre la condivisione è realizzata tramite pagine web esterne ad essa.

Ormai grazie all’HTML5 e a JavaScript si possono creare siti mobile che sono quasi identici alle applicazioni sia in termini grafici che di funzionalità.

I siti web per mobile possono:

  • accedere alle informazioni di geolocalizzazione;
  • gestire il caching e lo storage offline;
  • gestire eventi touch e gesture.

Le applicazioni sono invece ideali quando si necessita di:

  • accedere ai dati della rubrica e/o del telefono;
  • utilizzare la foto/videocamera, microfono dell’apparecchio;
  • ricevere notifiche push;
  • addebitare il costo del prodotto/servizio attraverso l’app store .

Siamo a vostra disposizione per valutare la soluzione che più si adatta alle vostre esigenze!

Agli utenti NON interessa quello che VI interessa.
In fondo, questo potrebbe essere il nostro Mantra :-)
Non costruite la vostra presenza online senza chiedervi COSA cercano agli utenti e COME possono raggiungerlo.

usability problems with websites

Sembra ovvio, addirittura banale nel 2010. Eppure non avete idea di quante volte abbiamo visto siti costruiti senza prendere in considerazione la soddisfazione dei bisogni degli utenti. Capita non solo con piccole aziende ai primi passi sulla Rete, ma talvolta anche in realtà di grosso calibro, magari già alla quinta, sesta release del proprio sito. Di solito queste situazioni sono il prodotto di un contesto aziendale che presenta almeno una delle seguenti caratteristiche (e spesso tutte e tre insieme):

  1. non utilizza, o utilizza poco e male strumenti di misurazione ed analisi del feedback degli utenti
  2. ha una concezione completamente top-down del marketing online
  3. non ha una strategia di posizionamento che tenga conto delle specificità del Web rispetto ad altri canali

Cosa fare in questi frangenti?

Qui ad OpenMantra prospettiamo al cliente un programma di “risanamento”  per fasi, che ha come punto di arrivo l’acquisizione di una visione panoramica delle proprie iniziative su Web, della loro efficacia comunicativa e del loro rendimento economico. Ovviamente ogni situazione è un caso a sè, ma è possibile identificare alcuni passaggi comuni un po’ a tutte:

Prima Fase: La Sfida

L’approccio più sensato è quello di portare il cliente ad “assaggiare” le potenzialità che derivano dalla conoscenza dei comportamenti di navigazione dei propri utenti, attraverso l’implementazione di una piattaforma di Web Analytics che riesca a tracciare a 360° le iniziative aziendali online. In questa fase può capitare di scontrarsi con lentezza ed errori nell’implementazione del codice, scarsa comprensione a livello aziendale degli scopi dell’iniziativa, fino ad arrivare, in alcuni casi, ad una vera e propria ostilità al cambiamento. E’ una Sfida: contro il tempo; contro il rischio di avere sistemi di tracciamento funzionanti a metà; contro la raccolta di dati incompleti o peggio sbagliati.

Seconda Fase: La Rivelazione

Fatto il primo passo (e ci vuole di solito, se va bene, qualche mese), la fase successiva è quella di analizzare la performance del sito e delle campagne di marketing e comunicazione in base ai dati raccolti. Si comincia dalle aree che più hanno impatto sul business online e si fa una lista di priorità di intervento. Cerchiamo di rispondere a domande del tipo: Cosa sta funzionando? Quali sono i percorsi dei navigatori che portano più conversioni? In quali punti i tassi di abbandono sono più elevati? Le risposte ci sono e spesso sono molto chiare. Il feedback degli utenti è spietato. E’ la Rivelazione.

Terza Fase: L’Autodiagnostica

Stilato un elenco di elementi da migliorare, si procede con la modifica o il redesign degli stessi. Noi accompagnamo il processo di revisione di ciò che funzionava male, cercando di costruire soluzioni scalabili ed adatte alla realtà operativa aziendale, evitando ricette preconfezionate. Il cliente prende a poco a poco maggiore confidenza con i dati, impara ad interpretarli con più sicurezza, comincia a cambiare i propri processi per tenere conto delle nuove variabili. Si innesca un circolo virtuoso per cui il feedback degli utenti online diventa parte dell’attività aziendale a tutti i livelli. E’ l’Autodiagnostica.

Dalla nostra esperienza, l’insieme di queste fasi ha una tempistica che va dai 3 ai 12 mesi. Se ne richiede di più, è probabile che il progetto sia destinato ad arenarsi. Se, al contrario, ha una durata inferiore ai 3 mesi c’è qualcosa che è stato sottovalutato o implementato in modo non adeguato.

In tutti i casi di implementazioni corrette, una volta che si comincia ad includere l’online customer experience nei propri processi, non si torna più indietro. Si aprono nuove prospettive di business, aumenta il focus sulle attività che funzionano e tutta l’azienda ne beneficia.

E voi, in che fase siete?